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Foto/Industria 2021, fino al 28 novembre la quinta Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro

Redazione 1 mese fa
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Vivien Sansour. Palestine Heirloom Seed Library, El Bir Arts & Seeds, Beit Sahour 2017 © Vivien Sansour. Palestine Heirloom Seed Library

Torna la quinta edizione di Foto/Industria, la prima Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro, realizzata e promossa dalla Fondazione MAST presieduta dalla filantropa Isabella Seràgnoli. Per la seconda volta diretto da Francesco Zanot, il progetto invaderà la città di Bologna dal 14 ottobre al 28 novembre 2021, con 11 mostre allestite in 10 spazi espositivi, tra luoghi e storici e MAST, spazio polifunzionale alle porte del centro cittadino.

Foto/Industria: FOOD, tutto il mondo dell’industria alimentare

Titolo di Foto/Industria 2021 è FOOD, un tema ricco di sfumature etiche, sociali, culturali ed economiche. Al centro della Biennale si trova il soggetto dell’industria alimentare: le sue fasi complesse, le sue contraddizioni e le sue eccellenze fino al risultato finale del prodotto finito ed esposto nei supermercati e nei mercati di tutto il mondo.

Henk Wildschut, WAKKER DIER, AMSTERDAM, MARCH 2012
© Henk Wildschut

Un settore in rapido sviluppo che risponde alle più importanti trasformazioni in atto su scala globale: la questione demografica, il cambiamento climatico e la sostenibilità. Fotografia e gastronomia si fondono dalla teoria alla pratica innescando una serie di riflessioni sulla complessità della “questione alimentare”.

Foto/Industria: gli artisti

Gli artisti che animano Foto/Industria 2021 sono 11, tre italiani e otto fotografi internazionali. Gli autori del nostro Paese sono Ando Gilardi, tra le figure più eclettiche e originali della storia della fotografia italiana, protagonista della mostra “Fototeca” al MAST con una combinazione di reportage fotografici e materiali estratti dal pioneristico archivio iconografico che ha fondato nel 1959, Maurizio Montagna, che ha realizzato “Fisheye” appositamente per questa Biennale, progetto dedicato al fiume Sesia e alla sua valle (Collezione di Zoologia del Sistema Museale di Ateneo – Università di Bologna) e infine Lorenzo Vitturi, che in “Money Must Be Made” fotografa Balogun, il mercato di strada di Lagos in Nigeria, uno dei più grandi del mondo (Palazzo Pepoli Campogrande – Pinacoteca Nazionale di Bologna).

Ando Gilardi, Giovani donne portano zucche sulla testa. “Le zucche, d’estate sono
mangime, d’inverno cibo”. Quando il gallo canta a Qualiano, ampia
fotoinchiesta di Gilardi sulla sindacalizzazione dei braccianti agricoli, in
questo paese particolarmente sentita. Qualiano (Napoli), ottobre 1954.
© Fototeca Gilardi

Gli otto fotografi stranieri sono invece Hans Finsler, considerato tra i padri della fotografia oggettiva degli anni ’30, ha realizzato nel 1928 la serie “Schokoladenfabrik” su commissione dell’azienda dolciaria Most (Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna Genus Bononiae – San Giorgio in Poggiale), Herbert List, fotografo tedesco membro della Magnum Photos. Nella mostra “Favignana” sono esposte 41 immagini sulla mattanza dei tonni avvenuta nell’isola nel 1951 (Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna Genus Bononiae – Palazzo Fava, salone “Mito di Giasone e Medea”), il francese Bernard Plossu, che ha fotografato spezzoni di vita in tutto il mondo e ritratti legati a persone e cibo nella quotidianità in “Factory of Original Desires” (Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna Genus Bononiae – Palazzo Fava, sale “Le avventure di Enea”), Mishka Henner, con“In the Belly of the Beast”, un’esposizione sul rapporto tra uomo, animali e tecnologia in un processo incessante fatto di consumo, digestione e scarto (Palazzo Zambeccari – Spazio Carbonesi), il giapponese Takashi Homma, che nella mostra “M + Trails” da un lato raccoglie e mette a confronto le facciate dei negozi di McDonald’s nel mondo soffermandosi su differenze e analogie, dall’altro immortala le tracce di sangue lasciate dai cacciatori di cervi in Giappone (Padiglione dell’Esprit Nouveau), l’olandese Henk Wildschut con “Food” si concentra sulle più avanzate tecnologie dell’industria alimentare sviluppate per aumentare il volume della produzione (Fondazione del Monte di Bologna e di Ravenna – Palazzo Paltroni), l’artista americana Jan Groover, nota per le sue nature morte, con “Laboratory of forms“ è oggetto di una retrospettiva a partire dalle celebri nature morte riprese nella cucina della sua abitazione, che dialogano con le opere del pittore bolognese Giorgio Morandi custodite nelle sale del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (la mostra proseguirà fino al 2 gennaio 2022) e la ricercatrice e attivista palestinese Vivien Sansour presente “Palestine Heirloom Seed Library”, un progetto per salvaguardare antiche varietà di semi e per proteggere la biodiversità (Palazzo Boncompagni). 

Foto/Industria: 11 mostre per 10 spazi

Un attraversamento trasversale degli spazi cittadini, quello proposto da Foto/Industria, che porterà visitatori e visitatrici nelle sale di Spazio Carbonesi, Palazzo Pepoli Campogrande, Casa Saraceni, Museo della Musica, Fondazione del Monte, Palazzo Bentivoglio, Pinacoteca di Bologna, Biblioteca Universitaria di Bologna, MAMbo Museo d’arte contemporanea di Bologna e MAST.

Foto/Industria: gli appuntamenti collaterali

Oltre all’apertura degli spazi e alle mostre in corso, per tutta la durata della Biennale in cui sarà possibile partecipare agli oltre 160 appuntamenti gratuiti, tra visite guidate ed eventi, come incontri con gli autori, proiezioni cinematografiche, performance teatrali e musicali e laboratori.

Il Photo Book / Ricettario

La Biennale Foto/Industria 2021 è accompagnata da una pubblicazione a metà tra fotografia e libro di ricette pensate dallo chef e scrittore Tommaso Melilli, che interpreta le immagini e i temi di ogni mostra attraverso una ricetta originale. “Questo volume – afferma Francesco Zanot – è anch’esso un ibrido. Serve a mettere insieme una cena speciale per gli ospiti, ma anche per esplorare, a partire dalle immagini proposte, il passato e il presente di una materia che ci riguarda tutti i giorni della nostra vita”.

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